22 Aprile 2019
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SUPERCOPPA A GEDDA, MOLEA: SCELTA CIECA, GIUSTIFICAZIONI LEGA INSUFFICIENTI

14-01-2019 15:56 - News Generiche
“Lo sport sia strumento politico: su omicidio Khashoggi e discriminazioni di genere, serve coraggio”.

“La scelta di giocare la finale di Supercoppa italiana in Arabia è cieca: dopo l’omicidio Khashoggi, le discriminazioni e le censure, serviva il coraggio di una scelta diversa. Le giustificazioni della Lega di Serie A non sono sufficienti”. Così Bruno Molea, presidente di AICS, commenta la partita in programma per il 16 gennaio a Gedda: Aics lancia così al suo fianco la campagna social “#Iononcisto” per l’appello a “boicottare” il match decidendo di non guardare la diretta tv dall’Arabia Saudita. Per seguire la campagna social e aderire all’appello, clicca qui

“Ingressi allo stadio separati tra uomini e donne, Netflix che censura la trasmissione satirica sul regno, e poi le ombre sull’omicidio Khashoggi. Non sono queste, per la Lega Serie A e la politica sportiva di vertice, ragioni sufficienti per non giocare la Supercoppa italiana in Arabia Saudita? Evidentemente no e la partita del 16 gennaio si giocherà comunque a Gedda in barba alle discriminazioni e i terribili sospetti sulla morte del giornalista ucciso nel consolato saudita di Istanbul – prosegue Molea -. La Lega si difende dicendo che sono le Istituzioni a dover dar indicazioni in merito, che l’omicidio del giornalista è avvenuto dopo l’accordo sul match e che almeno le donne oggi possono entrare allo stadio. E’ davvero sufficiente? Lo sport, lo dico sempre, non ha colore politico ma ha grande valenza politica. Può tanto come mezzo di diplomazia ma anche come ponte tra culture, e può essere strumento di critica e comunicazione. Per questo, la scelta della Lega Serie A di giocare la partita di Supercoppa in Arabia Saudita – dietro il pagamento di 7 milioni di euro, ‘spiccioli’ per l’industria del calcio ‘maggiore’ – è semplicemente cieca, perfino mercenaria”.
“Lo sport – conclude Molea – può e deve farsi portavoce contro le violazioni dei diritti umani e di certo non può fingere di non vedere in funzione della solita spettacolarizzazione. Sono tifoso, francamente adoro il calcio e frequento gli stadi, ma non guarderò la partita il 16 gennaio: io non ci sto”.


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